Rocca Albornoz

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Descrizione

Nella zona nord della città addossata ad un tratto di mura urbane, sorge la Rocca Albornoz, sede del Museo Nazionale Etrusco. 
La sua costruzione si deve al cardinale spagnolo Egidio Albornoz inviato da Avignone, dopo il trasferimento in Francia della sede papale, per ristabilire l’ordine nei domini pontifici. 
Era stato infatti incaricato di recuperare i territori sottratti dai potenti locali. Il 26 luglio 1354 commissionò i lavori di costruzione della Rocca. 
Da qui diede il via a una politica mirata al controllo del territorio attraverso la costruzione di un insieme di capisaldi disseminati nel Lazio, in Umbria e nelle Marche.
L’edificio prese posto in una zona già occupata da abitazioni che vennero abbattute e in parte incorporate alla struttura per far posto alla Rocca; di queste resta solo un ampio arco sul lato sinistro del cortile.

Rocca Albornoziana: la storia

La Rocca albornoziana nasce con la funzione di presidio militare. È con il pontificato di Giulio II Della Rovere che si diede il via ad una serie di interventi per conferire all’edificio una sistemazione organica.
Nel 1506 il Pontefice affidò all’architetto Donato Bramante l’incarico dei lavori. Il progetto bramantesco prevedeva un cortile a pianta rettangolare aperto sul lato lungo e inquadrato sui lati brevi da due loggiati simmetrici, al centro una fontana con lo stemma pontificio.
Fu Paolo III Farnese, successore di Giulio II, a portare a termine l’opera avviata dal Bramante, che, oltre a proseguire il progetto, volle cambiare l’aspetto un po’ austero della struttura per adattarlo ai cambiamenti e ai gusti del tempo: ingentilì la sua rigida immagine con una nuova e più elegante struttura, aprì sul fronte rivolto alla città un lungo loggiato con un'iscrizione a testimonianza del suo operato. Questo intervento segnò la conclusione della Rocca. 
In seguito l’edificio subì cambiamenti d’uso che lo videro adibito anche a caserma fino al 1981, anno in cui, dopo i lavori di recupero, venne destinato a sede museale.
Oggi il Museo nazionale della Rocca Albornoz si articola su tre piani, ed è dedicato ai principali centri dell’Etruria meridionale interna. 

Il museo nazionale della Rocca Albornoziana

Nei porticati del cortile sono collocati alcuni sarcofagi etruschi in pietra provenienti dai siti di Norchia, Ferento e Viterbo, datati tra il V e il II secolo a.C.
Le sale del piano terra presentano aspetti dell’architettura domestica etrusca attraverso la testimonianza dei centri viterbesi di San Giovenale, a 20 km a sud di Viterbo nel comune di Blera, e dell'Acquarossa, centro etrusco a pochi kilometri da Viterbo in direzione nord. I reperti qui esposti, databili al VII-VI secolo a.C., sono tornati alla luce con gli scavi del 1960 effettuati dall’istituto svedese di Studi Classici.
In questa sezione caratteristiche sono le grandi tegole con motivi zoomorfi dipinti sul lato inferiore che seguono l’evoluzione della decorazione architettonica delle abitazioni di Acquarossa. 
Da notare la ricostruzione di un tetto della seconda metà del VI secolo a.C. dotato di un ingegnoso ricambio dell’aria. Importante è il rifacimento di una zona dell’abitato, realizzata con pezzi originali, che permette al visitatore di muoversi in un vero impianto antico di funzione civile.


Le sezioni del museo nazionale etrusco dedicate a Ferento e Musarna

Seguono altre due importanti sezioni, la prima è quella relativa al centro etrusco-romano di Ferento, un insediamento posto sul vicino colle di Pianicara. 
Nella sala è esposta la decorazione scultorea del teatro, uno degli edifici principali, con il ciclo delle Muse di età severiana poste ad adornare le nicchie e una copia di età romana della celebre statua del Pothos. 
La seconda sezione invece, è quella dedicata al sito di Musarna, centro etrusco della città localizzata su di un piccolo altopiano ad ovest di Viterbo denominato “la Civita”, di cui si conserva un mosaico con iscrizione in alfabeto etrusco. 
Tra i notevoli corredi funerari, è d'obbligo citare la Tomba della Biga. 
Si può trovare un'intera stanza di reperti provenienti dalla necropoli rupestre di Ischia di Castro, che ci ha restituito un patrimonio ricchissimo oltre questo rarissimo esemplare. 
La tomba, databile agli ultimi decenni del VI secolo a.C., apparteneva ad una figura femminile di alto rango. Il suo corredo testimonia lo sfarzo e il potere gentilizio di questa epoca in un centro dell’Etruria Interna. 

Perché visitare la Rocca Albornoz

La trecentesca Rocca Albornoz è un luogo di grande valore storico e architettonico, uno dei vanti della città di Viterbo, divenuto nel corso degli anni ed in particolare negli ultimi decenni, una tappa da non perdere per conoscere gli etruschi, popolo complesso e misterioso. 
Ecco perché se vi troverete a passare per Viterbo, oltre a visitare tutti gli altri punti di grande interesse storico artistico come il Palazzo dei Papi, la Cattedrale di San Lorenzo o il famoso quartiere San Pellegrino, per comprendere appieno la storia del territorio non dovete farvi mancare una visita al Museo Nazionale Etrusco di Rocca albornoziana. 
 

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