Quartiere San Pellegrino

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Descrizione

Il quartiere di San Pellegrino è uno dei più antichi di Viterbo. Si tratta di un intero quartiere medievale perfettamente conservato – uno dei più belli d’Italia - e testimonia il passato della città.

Tutto è rimasto com’era nel 1084, anno cui risalgono le prime notizie scritte dell’esistenza del quartiere, all’epoca chiamato vico Borgolungo: le strade con la loro pavimentazione originale, i palazzi e le case con le volte a botte sopra i vicoli, e anche torri, archi e loggiati.

Si tratta della zona sud-occidentale dell’antico centro della Viterbo medievale, che trova nel quartiere San Pellegrino i suoi elementi tipici: sono numerosissimi i cosiddetti “profferli”, le scale esterne che collegavano la corte al piano terra – in dialetto locale “richiastro” - alle case del primo piano, prive di parapetto per respingere gli assalitori. Il pian terreno era solitamente adibito a bottega.

Ci sono anche numerose case “a ponte”, che uniscono due edifici al di sopra della strada, all’altezza del primo o del secondo piano.

Visita al quartiere San Pellegrino a Viterbo

L’entrata del quartiere avviene dal rettangolo di piazza San Carluccio, un tempo chiamata piazza San Salvatore: costeggiata su due lati dalle mura merlate, accanto alle case medievali, racchiude al suo centro la fontana San Salvatore, decorata con la testa di un leone.

Sui lati campeggiano le effigi delle importanti famiglie viterbesi dei Gatti e degli Anguillara. Da qui partiva una condotta d’acqua che arrivava fino al Palazzo dei Papi, in piazza San Lorenzo; provenendo da piazza S. Carluccio si incontra anche la casa che fu la prima sede dell’ospizio degli esposti, istituito da papa Clemente XII nel Settecento.  

A breve distanza passa l’antica via San Pellegrino, la principale arteria del quartiere medievale, che si dipana con i suoi lastroni di pietra lavica tra le piazzette e i vicoli curvi. La strada si trova in corrispondenza della via Francigena, percorsa dai pellegrini diretti a Roma.

Tutte le abitazioni che si affacciano su via San Pellegrino sono erette direttamente sul tufo sottostante, senza alcuna fondazione e con seminterrati scavati nella pietra.

Gli edifici sono costruiti utilizzando blocchi di pietra squadrati in modo rozzo, tranne attorno alle aperture di porte e finestre, secondo la tipologia edilizia che ha caratterizzato la città fino al Dodicesimo secolo. L’impiego di pietra locale di origine vulcanica contribuisce con il suo colore grigio scuro a dare al quartiere il suo aspetto uniforme.

I palazzi di San Pellegrino

Le viuzze del quartiere confluiscono tutte a via San Pellegrino, nell’omonima piazza, dove sorge una serie di edifici della Viterbo del Trecento. Domina la piazza il Palazzo degli Alessandri, che prende il nome dalla potente famiglia guelfa cui apparteneva, e fu salvato per volere di papa Innocenzo IV: si tratta di un edificio di tre piani che si distingue per un “profferlo” interno con parapetto decorato con un motivo a stelle, e oggi è utilizzato come sede di mostre; è rimasto invece solo in parte Palazzo Gatti, distrutto per ordine di Alessandro VI Borgia.

Sulla piazza si affaccia anche torre Scacciaricci, una casa-torre di quattro piani.

Nelle vicinanze c’è la chiesa di San Pellegrino, una delle più antiche della città, le cui testimonianze iniziano nel 1045, quando essa dipendeva dall’abbazia di Farfa: ricostruita sul finire del diciannovesimo secolo dal vescovo Grasselli, autore di un importante rimaneggiamento in stile neogotico, fu poi danneggiata nel 1944 dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale e riaperta solo nel 1951.

Sul lato opposto della piazza rispetto alla chiesa, si trova un portico a doppio fornice con colonne cilindriche e capitelli a foglie d’acqua.

Piazza Cappella sorge immediatamente accanto a piazza San Pellegrino: il suo nome deriva dalla cappella della chiesetta di San Pellegrino, che sorse nel 1555 nello spazio della piazza.

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