Porta San Pietro

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Descrizione

Apparentemente discosta dai principali itinerari turistici, Porta San Pietro a Viterbo è in realtà una delle più antiche porte nelle mura medievali di Viterbo, e proietta il visitatore nel fascino storico e suggestivo della città.

Varcando questa porta, che ancora conserva il suo aspetto originario e le merlature sulle mura, è facile infatti sentirsi trasportati indietro nel tempo, negli anni in cui Viterbo lottava per la propria indipendenza e la propria condizione di libero comune. Non per niente, infatti, porta San Pietro prende il nome dalla vicina chiesa di San Pietro, edificata nel 1240 per volere del cardinale Raniero Capocci: un personaggio che segnò la storia viterbese, giocando un ruolo fondamentale nei diversi scontri tra il papa e l’imperatore svevo Federico II, nipote del Barbarossa.

Porta san Pietro, dunque, era già presente nelle mura all’epoca del famoso assedio del 1243, che vide la città di Viterbo opporsi, invitta, al ben più numeroso esercito imperiale. Allora, tuttavia, aveva un altro nome: era infatti nota come Porta Salicicchia, forse per via della sua prossimità con il Castello di Selce oppure dal termine “silices”, in riferimento ai selci della pavimentazione stradale.

In prossimità di Porta San Pietro

Attraversando Porta san Pietro a Viterbo non si può che iniziare la visita al quartiere storico dal notevole Palazzo dell’Abate, che si trova proprio addossato alla porta e alle mura.

Questo Palazzo funse da residenza invernale per l’ordine dei monaci cistercensi normalmente residenti nel vicino villaggio di San Martino al Cimino: posizionato sui monti Cimini, nei mesi invernali il normale monastero diventava troppo freddo e i suoi abitanti erano quindi costretti a migrare in città, per l’appunto in un palazzo che finì per essere ricordato proprio per questo come Palazzo dell’Abate.

È noto anche come “Palazzo di Donna Olimpia Maidalchini”, dal nome della nobile a cui fu donato da parte di Papa Innocenzo X.

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