Porta Murata

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Descrizione

Questa Porta, dall’evocativo nome di Porta Murata, è una delle porte che si aprono nelle mura di Viterbo.

La città, infatti, è una delle poche che ancora può vantare il tracciato originario delle mura, rimasto invariato dal XII – XIII secolo. La cinta muraria è lunga circa 4 km, ed è stata realizzata a partire dal 1905 nella caratteristica pietra vulcanica locale, il peperino.

Le mura furono erette in epoche diverse e senza un particolare piano urbanistico alle spalle: proprio per questo, nel corso dei secoli, varie porte sono state aperte e chiuse in base al diverso sviluppo della città, dall’aspetto medievale a quello odierno.

Porta Murata è tra quelle che sono andate incontro a un mutevole destino: nel 1500, infatti, la porta venne murata per via di avverse esigenze urbanistiche della città, e rimase quindi chiusa al transito fino a 1920, anno della sua riapertura. A testimoniarlo è proprio una caratteristica targa, che reca lo stemma del comune e recita “Porta Murata, già della piaggia di S. Francesca, chiusa sec. XVI riaperta 1920”.

I molti nomi di Porta Murata

Come evidenziato già dalla targa sopraccitata, Porta Murata nel corso degli anni andò incontro a diverse denominazioni. Porta delle Piagge, infatti, era il nome che aveva prima della fatidica “muratura”, anche se è stata nota anche come Porta di Castel Sant’Angelo.

Ad oggi, un altro dei nomi comunemente usati per Porta Murata è Porta San Bonaventura: questo particolare uso è dovuto all’ altra targa commemorativa posta in corrispondenza di questo tratto di mura.

È dedicata, infatti, al celebre santo originario proprio del viterbese, in particolare della vicina Bagnoregio, e riporta la terzina del Paradiso con cui Dante volle immortalare questa figura così importante per la cristianità e la storia medievale: “Io son la vita di Bonaventura / da Bagnoregio, che ne’ grandi offici / sempre pospuosi la sinistra cura”.

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