Porta Faul

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Descrizione

Situata quasi in uscita dalla città, Porta Faul sorge ai piedi dell’omonima valle. Venne edificata nell’anno 1568, a sostituire un altro varco nelle mura, Porta di Valle, tuttora presente nelle immediate vicinanze.

Porta di Valle cadde infatti in disuso, al punto da decretarne la chiusura: la sua riapertura risale soltanto al 1990, ed è comunque percorribile esclusivamente dai pedoni.

Porta Faul, invece, fin dalla sua apertura vide sempre una certa fortuna ed è tuttora ampiamente utilizzata per il traffico cittadino.

Si apre all’interno di una struttura antica a forma di torre, la cui sommità tuttavia è stata eliminata: il progetto originario viene attribuito al celebre architetto Vignola, già conosciuto per i lavori in casa Farnese.

Proprio in onore di questa importante famiglia, che nella Tuscia vede i suoi nobili natali, la porta aveva anticamente nome Farnesiana, e il tipico stemma con i gigli è tuttora presente sopra l’apertura. Lo affiancano poi, come d’ uso, anche gli stemmi del comune e quelli di un rappresentante dello stato pontificio, in questo caso il vice – legato Ansoino Polo, nonché una epigrafe che ricorda la sua apertura in seguito alla chiusura di Porta di valle.

La valle di Faul a Viterbo

Una leggenda viterbese, opera della fervida fantasia di un tale Frate Annio, vede nel termine Faul (o FAVL) le iniziali dei quattro villaggi etruschi da cui anticamente avrebbe avuto origine la città di Viterbo, e cioè Fano, Albano, Vetulonia e Longula.

Nonostante la leggenda sia stata lungamente tramandata, essa non corrisponde a verità: tuttavia Faul è il nome non solo di una delle porte della città di Viterbo, ma anche della cosiddetta Valle che la affianca.

Questa area, recentemente ristrutturata, è oggi adibita in parte ad area di posteggio, in parte a giardino, con fontane, sentierini nel verde e un comodo ascensore per il centro storico.

Spicca oltretutto l’impressionante istallazione di Steward Johnson, artista americano, intitolata Awakening, il risveglio: una mastodontica figura che “emerge” dalla terra, sporgendo il viso e parte del corpo, di suggestivo e sicuro effetto.

Oltre al suo attuale aspetto, importante è anche il ruolo che questo spiazzo ricoprì nella storia della città: fu infatti nella valle di Faul che si combatté la battaglia frontale fra l’esercito imperiale e le truppe della resistenza cittadina, il 10 luglio 1243, durante l’assedio di Federico II.

Era questo infatti l’unico punto della città in cui le mura risultavano ancora incompiute. La battaglia, vinta dai viterbesi così come poi l’intero assedio, viene tuttora rievocata in una suggestiva manifestazione dell’estate viterbese, in cui è possibile unirsi alle truppe dell’una o dell’altra fazione.

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