Piazza Giuseppe Verdi

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Descrizione

Appena dentro le mura cittadine, Piazza Giuseppe Verdi a Viterbo accoglie il visitatore come punto ideale per iniziare la sua visita della città. Scegliendo infatti una delle vie che da essa si dipartono, è possibile raggiungere i più importanti punti turistici della città, come il Santuario di Santa Rosa, corso Italia, piazza della Rocca con la sua porta Fiorentina.

Anche rimanendo nella piazza stessa, tuttavia, si può trovare ristoro nei numerosi bar e locali o fare shopping tra i vari negozi che vi si affacciano, anche se l’impronta maggiore di questo luogo rimane quella cultuale: ospita infatti non solo il più importante teatro della città, ma anche la Biblioteca Comunale degli Ardenti.

Oltre al patrimonio storico qui custodito (pergamene, incunaboli, manoscritti, cinquecentine, seicentine), notevole è anche la sede che ospita la Biblioteca: si tratta infatti di Palazzo Santoro, prezioso lascito del Cardinale Niccolò Fortiguerra che lo fece erigere nel 1466.

Passò poi sotto l’egida del cardinale Fazio Santoro, precettore del papa della Rovere, Giulio II. L’edificio riprende elementi tipici delle costruzioni civili e di quelle militari: le testimonianze di Andrea Sciattoli ci parlano di soffitti affrescati, stemmi delle famiglie Gatti e Santoro e un camino scolpito.

Per quanto riguarda il teatro, invece, è in effetti il vero protagonista di Piazza Giuseppe Verdi, tanto che il nome comunemente usato dai cittadini è “Piazza del Teatro o Piazza dell’Unione”.

Il Teatro dell’Unione in piazza Giuseppe Verdi

Il Teatro dell’Unione venne realizzato nel 1855 ed è un esempio significativo di teatro ottocentesco italiano. La sua costruzione è dovuta all’impegno di un gruppo di cittadini che, nel 1844, costituirono la “società dei palchettisti”, guidata dal conte Tommaso Fani Ciotti: da questa unione, per l’appunto, prese il nome il teatro, che presto soppiantò quello già presente a Viterbo proprio per la spinta comunitaria da cui era nato.

Fu eletta una Deputazione Teatrale che bandì il concorso per la costruzione, assegnò la valutazione dei progetti all’Accademia Nazionale di San Luca e scelse infine la proposta di Virginio Vespignani, architetto appartenente alla corrente del tardo “classicismo eclettico”.

Dal punto di vista architettonico, propone infatti la classica struttura dei teatri all’Italiana, con sala e scena separati, palco in declivio, e disposizione gerarchica dei posti.  

Il teatro ospitò numerose rappresentazioni di rilievo: uno dei più rilevanti direttori d’orchestra del tempo, Antonino Palminteri, vi diresse la prima del Manon Lescaut di Puccini nell’estate del 1896, e la Traviata di Giuseppe Verdi nel 1899.

Danneggiato durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, divenne interamente proprietà del comune che si assunse l’onere del restauro.

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