Piazza Fontana Grande

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Descrizione

Piazza Fontana Grande, a Viterbo, è un punto nevralgico del centro storico. Raggiungibile con pochi passi dalla Porta Romana e la Chiesa di San Sisto, è lo snodo principale per continuare il proprio itinerario verso Piazza del Plebiscito, Piazza delle Erbe o, attraverso vicoletti tortuosi e suggestivi, il quartiere medievale di San Pellegrino o il Santuario di Santa Rosa, protagonista della caratteristica festa del 3 settembre.

Anche la stessa piazza Fontana Grande, è degna di essere ammirata: accanto poi spicca la Chiesa Dei Santi Giuseppe e Teresa, risalente al 1634 e poi sconsacrata nel 1874, ma soprattutto la fontana che dà il nome alla piazza, ed è la più antica di Viterbo.

La Fontana di Piazza Fontana Grande a Viterbo

La città è nota fin dal medioevo come “città delle cento fontane”, non tutte delle quali sono pervenute ai tempi odierni.

Non così Fontana Grande: le prime tracce sulla presenza della fonte sono contenute nel “libro dei censi” della Chiesa di Roma, e risalgono addirittura al 1192.

Il nome originario sembra essere “Fonta del Sepàle”, Fons Sepalis: letteralmente “siepe” o “recinto”, si riferiva alle barriere interposte affinché gli animali non contaminassero l’acqua delle vasche.  

La fornitura d’acqua era infatti garantita dalle fontane, molto importanti per la vita stessa della città, e regolamentate dagli statuti cittadini, come quello del 1251. Dal 1212 in poi, venne sottoposta ad interventi di progressivo ampliamento, raggiungendo probabilmente nel 1279 le attuali dimensioni: lo ricorda un’iscrizione sulla tazza superiore, che ricorda i lavori effettuati dal podestà Orso Orsini e da Arturo di Monte Cocozzone, capitano del Popolo.

Nei secoli, la fontana è stata soggetta a diversi restauri, così come ne cambiò la denominazione: nel XV secolo viene ricordata come “Fontana Gattesca”, mentre solo nel 1565 le fonti cittadine riportano l’attuale “Fontana Grande”.

Oggi, Fontana Grande si presenta con una vasca a croce greca, circondata in tutto il suo perimetro da una gradinata: le pareti hanno riquadri e cornici, agli angoli si trovano otto colonnine, mentre quattro piccoli pilastri emergono a circondare la colonna con capitello corinzio che sorregge le altre due tazze sovrapposte.

Culmina il tutto un pinnacolo da cui zampilla l’acqua. Questa uscita, così come le altre sotto forma di teste leonine, è tuttora alimentata da un acquedotto romano: fu costruito nell’IX secolo per volontà del console Mummio Vigro Valerio Vigeto, con l’intento di portare acqua alla sua Villa Calvisiana poco distante dalla città.

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